Questo progetto prende forma nel digitale, nel suo linguaggio potente e immediato. È un campo di collisione tra immaginari: il surrealismo e le sue visioni — Lautréamont e il suo "incontro casuale di una macchina per cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio", Breton e la sua "bellezza convulsa" — la poesia visiva, l’arte del Novecento, e tutto ciò che la cultura pop ha reso familiare e consumabile: icone, pubblicità, fumetti, cinema.
Qui convivono attrito e seduzione. Provocazione e ornamento. Superficie decorativa e stratificazione semantica: ogni elemento porta più livelli di significato, sovrapposti, nascosti o palesi, costringendo lo sguardo e la mente a muoversi tra più piani interpretativi.
SAVE ART. Parola d'ordine che ritorna in ogni opera. A volte sommessa, a volte urlata. Non è uno slogan: è un monito.
Perché salvare l’arte non è un gesto nostalgico. È necessità. È resistenza. E, forse, un modo per sopravvivere.



































